Art.17a -- Perchè la materia ordinaria è neutra ? calcolo del momento angolare del Sole -- Antonio Dirita

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La nostra esperienza quotidiana ci dice che la presenza dell'elettrone nella sfera d'azione del protone provoca nelle caratteristiche
dallo spazio fisico circostante cambiamenti radicali 
tali da dare origine a una drastica riduzione della capacità del sistema di generare
spazio rotante e quindi azioni a distanza. Si dice che la materia diventa neutra.

Vogliamo a questo punto capire qual'è il meccanismo attraverso il quale la materia arriva alla quasi totale inattività, senza
dover
fare ricorso alle cariche elettriche contrapposte, il cui significato discuteremo
in seguito.
Innanzitutto osserviamo che, essendo la forza impressa da uno spazio rotante a una massa data dalla relazione    
per poter dire che uno spazio fisico non è attivo su una massa  m ≠ 0 deve necessariamente risultare    K² = 0 .

Se si parte con una massa solare centrale che genera un valore dello spazio rotante :     KS² = VS²⋅ R ≠ 0

per giungere ad un valore  K² = 0 ,  fissato il punto dello spazio in cui si osserva, dunque con  R ≠ 0 , dovrà essere  KS² = 0 .
La soluzione più semplice e banale è quella di sovrapporre allo spazio rotante  KS2  uno esattamente uguale e di verso opposto ( ? ) ,
capace cioè di esercitare sui punti dello spazio circostante una forza repulsiva invece che attrattiva.

Noi però non conosciamo nulla in natura che abbia queste caratteristiche.

Se si descrive il sistema in termini di cariche elettriche, questo è equivalente ad aggiungere nel centro dello spazio rotante, " esattamente
nel punto in cui si trova la massa solare iniziale ", una carica elettrica uguale ma di " segno ?contrario, in modo che risulti, in tutto lo
spazio fisico circostante, K² = 0.
La nostra lunga esperienza mette in evidenza però che  la semplice aggiunta di un elettrone, periferico rispetto al protone centrale,
annulla praticamente 
la sua azione, benchè l'elettrone abbia una massa circa 2000 volte minore di quella del protone.
In queste condizioni, la soluzione proposta delle due cariche elettriche uguali e contrarie diventa più difficile da accettare.
Secondo le teorie correnti, lo spazio fisico circostante l'atomo di idrogeno avverte la presenza di una massa inerziale :

                                                                               mH = 1,67⋅10– 27 Kg

mentre la massa attiva non viene presa in considerazione.
Se si asporta l'elettrone periferico, cosa che si può facilmente realizzare con una minima spesa di energia, essendo trascurabile la massa
dell'elettrone asportato, rimane il protone libero con una massa inerziale praticamente invariata, 
mentre la sua massa attiva è
aumentata di molti ordini di grandezza. Infatti, la materia ordinaria capace di generare nello spazio la stessa azione ha il valore :

                                                                 mNP = αPHmP = 37,95575⋅10¹¹ Kg ,

corrispondente ad una sfera di idrogeno metallico avente il raggio dato dalla relazione :
               

Essendo lo spazio rotante generato da questa sfera uguale a quello del protone  KNP2 = KP², la sua azione su un elettrone
sarà indistinguibile da quella esercitata dal protone.
Se immaginiamo questa sfera compressa in un punto avente raggio dell'ordine di grandezza uguale a 10-11 m, la forza che esso
esercita sull'elettrone posto alla distanza  R11e  è uguale a quella esercitata dal protone.
A parte eventuali rilievi legati alle dimensioni, non abbiamo dunque alcun mezzo per poter distinguere la sfera ordinaria dal protone.

Gli effetti di questa improvvisa perturbazione dello spazio rotante circostante l'atomo di idrogeno iniziale non sono certamente trascurabili.
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Dato che l'asportazione di elettroni dagli atomi è una pratica molto utilizzata in tutte le attività, non solo umane, è opportuno indagare
ulteriormente su questo aspetto, per capire in quale maniera si realizza "l'azione schermante degli elettroni" e quali
sono gli effetti ad essa connessi.

Rappresentiamo l'atomo di idrogeno, secondo la teoria degli spazi rotanti, come in figura 43.
figura 43
Se consideriamo un elemento spaziale posto nel punto   , in prossimità dell'orbita periferica sulla quale rivoluisce l'elettrone, la velocità
di rivoluzione che ad esso viene imposta vale :

       

dove si è posto per le particelle elementari            K2 = βe · m     .
Nell'  Art.11   abbiamo visto che, per la condizione di equilibrio, dovrà essere :         
e quindi, sostituendo, si ottiene    VA = 0 .

Per la continuità e la incomprimibilità dello spazio fisico, la velocità nulla in un punto della traiettoria implica che sia nulla la
velocità orbitale su tutta la traiettoria. 
Essa diventa dunque l'orbita di sponda dell'aggregato, oltre la quale l'azione dello spazio rotante
si annulla per l'assenza di velocità di scorrimento rispetto allo spazio fisico circostante.
Questo risultato ci dice che:
Anche se l'elettrone ha una massa molto più piccola di quella del protone, esso riesce  ad annullare l'azione dello spazio rotante
di quest'ultimo  solo perchè  

la velocità di rotazione della sua sfera planetaria risulta uguale e
contraria a quella 
di rivoluzione " associata all'orbita sulla quale si muove in equilibrio e
non
per l'indipendenza della carica elettrica dalla massa che, come vedremo in seguito,
non corrisponde alla realtà fisica.

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Se ricordiamo che la condizione di equilibrio è stata ricavata imponendo che il sistema verifichi il principio di conservazione del
momento angolare,
si può dire che la"neutralità apparente"dell'atomo sia l'effetto esterno prodotto dal bilancio
del momento angolare.
Come dimostra la capacità d'azione dell'atomo di idrogeno ( estremamente piccola ma non nulla ) , nella realtà non si ha una perfetta

condizione di equilibrio, per cui bisogna riscrivere la relazione più correttamente nella forma:         Vp2 – Ve2 = VH2     

ovvero:             
se poniamo :
                                  Rp0H ≅ Rp0p   ;    KH2 = Kp2PH

sostituendo, si ricava l'espressione che descrive l'equilibrio che realmente si stabilisce nell'accoppiamento tra
protone ed elettrone :

         dove :       αPH = 22,6800652⋅10³⁸
che non coincide perfettamente con la condizione di equilibrio teorica e rende conto della ridottissima
azione gravitazionale.

E'chiaro però che il valore di αPH è tale da non consentire nei calcoli alcuna correzione significativa.

E' pur vero che, senza questa piccolissima imperfezione nell'equilibrio dell'atomo di idrogeno, non avremmo avuto le grandi e spettacolari
aggregazioni che tutto l'universo ci offre, grazie alla " piccola azione gravitazionale " manifestata da tutti gli aggregati che vengono
ritenuti
 neutri in prima approssimazione ".
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Se si assume                                                               1 / αPH ≃ 0

scompare il legame fra l'azione gravitazionale ed il normale processo di aggregazione
della materia e la gravità " appare " come una forza nuova e misteriosa.

Se si accetta l'ipotesi secondo la quale l'organizzazione della materia non dipende dal livello di aggregazione, diventa facile capire che la
neutralità
di un aggregato materiale, intesa come incapacità di ulteriore aggregazione, deve essere legata ad una condizione di carenza
di energia disponibile, che non consente allo spazio rotante centrale di trattenere in orbita altra materia.
Se utilizziamo la teoria degli spazi rotanti, il discorso può essere impostato e compreso più facilmente in termini di momento angolare
associato a tutto il sistema, considerato isolato.

Per qualsiasi sistema, atomico o astronomico, la neutralità è da associare al perfetto equilibrio del
momento angolare,
 alla coincidenza del momento angolare della massa centrale generatrice dello spazio rotante con
quello di 
tutte le masse planetarie trattenute sulle orbite.

Se prendiamo in considerazione gli spazi rotanti astronomici, abbiamo visto che, per poter soddisfare il principio di conservazione, la
massa solare deve acquistare un momento angolare di valore uguale a quello dei satelliti che sono stati acquisiti sulle orbite.
La variazione della velocità di rotazione è, in questi casi, sempre possibile e l'equilibrio viene raggiunto.

Se come sfera centrale abbiamo invece una particella elementare, la velocità di rotazione su se stessa, per definizione, ha già raggiunto il
valore massimo osservabile e quindi non può subire variazioni.
La massa planetaria che può essere acquisita in orbita per formare un sistema equilibrato, in questo caso, dovrà avere momento
angolare ben definito.

Se si tiene conto che le caratteristiche orbitali ( raggio e velocità ) vengono indicate dalla condizione di quantizzazione, si
ricavano valori quantizzati anche per la massa orbitante.

Quando la somma del momento angolare acquisito da tutti i satelliti, che si muovono in equilibrio sulle orbite, uguaglia quello rotazionale
associato alla sfera rotante centrale, quest'ultima non dispone di altro momento angolare per ulteriori aggiunte di satelliti ed il sistema,
così formato, diventa incapace di esercitare azioni nello spazio circostante.

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In generale l'aggiunta di satelliti in orbita produce uno spostamento   cs   del centro di massa del sistema e quindi il momento angolare
della sfera solare diventa :
                                    MαS = mS⋅ vS⋅(cs + α⋅ rs)

assumendo  α ≃1  ed indicando con  M il momento angolare del satellite in equilibrio sull'orbita  n-esima, il momento angolare
ancora disponibile nello spazio rotante per acquisire altri satelliti, sarà :

                                         Mα = MαS – ∑n Mn
e quindi, sostituendo, si ottiene :

                      Mα = mS⋅ vS⋅(cs + α⋅ rs) –∑nmn⋅ Vn⋅ Rn

La neutralità viene raggiunta dal sistema quando  Mα = 0 .

A titolo di chiarimento, consideriamo come esempio il sistema Solare.
Con i dati noti, il momento angolare di tutti i corpi in moto sulle orbite aventi dimensioni apprezzabili, vale :

                MP = ∑nVn⋅ Rn ⋅ m= ∑n Cn⋅ mn = 30,113 ⋅10³⁶ Kg⋅ Km²/sec

Essendo trascurabile la massa dei pianeti rispetto a quella del Sole, si può assumere il centro di massa coincidente con quello del Sole.
Anticipando un risultato che ricaveremo in seguito, il Sole presenta un nucleo rotante centrale avente un
raggio     
 r0S = 135769 Km

rotante su se stesso con una velocità periferica uguale a quella di rivoluzione del sitema Solare nel sistema stellare locale, uguale

a (   Art.32    )    V0S = 988,7 Km/sec

E' noto anche il periodo di rotazione della superficie solare e quindi la velocità superficiale del Sole risulta :

Se, all'interno del Sole, ipotizziamo un andamento della velocità di rotazione di tipo esponenziale, come schematizzato
in figura e descritto dalla relazione :
                                       V = V0s · e–α·( r – r0s)

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sostituendo i valori numerici, si ottiene la relazione :

                    V = 988,7 Km/sec · e–11,0508·10–6 Km–1· (r – 135769 Km)

Il momento angolare associato alla rotazione della sfera solare sarà quindi :
                    
sostituendo i valori numerici ed eseguendo i calcoli, si ottiene :

                                         Ms = 28,68·1036 Kg·Km2/sec

In ottimo accordo con il valore del momento angolare  MP = 30,113 ⋅10³⁶ Kg⋅ Km²/sec  associato ai pianeti, calcolato
utilizzando i dati forniti dall'osservazione astronomica.

Osserviamo che questo accordo costituisce anche un'ottima conferma dell'esistenza, al centro del Sole, di un nucleo
rotante con le caratteristiche calcolate applicando la condizione di equilibrio generale.
Il calcolo del momento angolare che ne tiene conto elimina il falso problema della mancanza
del momento angolare del Sole ".
In base al bilancio del momento angolare, possiamo affermare che anche il Sistema Solare è praticamente "neutro ", ossia
incapace di trattenere in orbita altre masse di grandi dimensioni.

In definitiva l'effetto schermante dell'elettrone è dovuto al fatto che la rotazione del protone su se stesso, alla velocità della luce,  ha un
valore che non gli consente di trattenere nel suo spazio rotante altro materiale oltre a un elettrone in equilibrio sull'orbita
fondamentale.

Un' importante applicazione dell'effetto schermante dell'elettrone nell'atomo di idrogeno è la possibilità
di trasferire
informazioni da un punto all'altro dello spazio inserendo e togliendo l'elettrone dall'orbita
secondo un diagramma 
temporale definito dal contenuto dell'informazione da trasferire.
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Il meccanismo potrebbe essere il seguente.
Consideriamo un atomo di idrogeno presente in un punto  dello spazio. Se nell'istante t si asporta l'elettrone, nel punto  rimane
il protone libero che attiva lo spazio fisico  circostante generando lo spazio rotante Kp².
La perturbazione dell'equilibrio dello spazio fisico si sposta dalla prima orbita osservabile del protone, di raggio  r1P ,
sulla quale si ha la velocità di fuga uguale a quella della luce, verso il confine dello spazio rotante, in direzione radiale.
Iniziando dal punto  A , lo spazio rotante generato si espande e dunque si propaga verso l'esterno con la velocità di fuga, uguale a quella
della luce e giungerà nel generico punto  , che si trova alla distanza  R , dopo un tempo            t = R/Cl

Da questo momento in poi, qualsiasi massa venga messa nel punto , verrà sottoposta alle accelerazioni, radiale e tangenziale, date
dalle relazioni :                
sostituendo le note relazioni :     
si ottengono le accelerazioni :        
infine, sostituendo  (dθ/dt) = V/R con semplici passaggi si ricavano le relazioni :
                   
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Se, a questo punto, nel punto    si restituisce l'elettrone al protone, si riforma l'atomo di idrogeno e lo spazio rotante Kp² ,
iniziando sempre dall'orbita di raggio
r1P , si riduce nuovamente al valore :

                           KH21,116685 · 10–37 m3/sec2 = Kp2/αHP

con il solito ritardo      t = R/Cl   l'evento verrà registrato nel punto   B   con una riduzione praticamente fino a zero delle
accelerazioni  a e   al .

E' chiaro dunque che, se l'elettrone viene rimosso seguendo nel tempo una determinata legge, la stessa legge verrà seguita dalle
accelerazioni nel punto  B  e potrà essere rivelata mettendo una massa esploratrice  mB  sulla quale saranno misurabili le due forze
perpendicolari tra loro :

                                 Fr = ar ⋅ mB   ;   Fl = al ⋅ mB

E' da notare che la perturbazione dello spazio rotante nel punto   B  si verifica comunque, indipendentemente dalla presenza di
m , per cui nella realtà dal punto   A   non si propaga nello spazio rotante nulla di materiale, ma solo una perturbazione del valore
di  Kp² presente in tutti i punti dello spazio fisico.
Quello che abbiamo descritto è sostanzialmente il processo di generazione delle onde elettromagnetiche e si giustifica così la ragione
per la quale esse si spostano con la velocità della luce.

In maniera molto schematica, la disposizione delle forze è quella indicata in figura 44.
figura 44
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 Art.17a -- Perchè la materia ordinaria è neutra ? calcolo del momento angolare del Sole -- Antonio Dirita

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