Art.55b -- materializzazione e annichilazione di coppie di particelle e paradosso del nucleo atomico -- Antonio Dirita

Art.55b -- materializzazione e annichilazione di coppie di particelle e paradosso del nucleo atomico -- Antonio Dirita

per approfondimenti      www.fisicauniversale.com/wp

L'equazione di Einstein  E = m ⋅ Cl² è stata e viene tuttora interpretata come equivalenza tra massa ed energia, nel senso che
è possibile descrivere la materia indifferentemente attraverso la massa oppure l'energia    (   Art.55a     ).
Nella teoria degli spazi rotanti abbiamo visto però che, per descrivere il comportamento della materia, la vera alternativa alla massa potrebbe
essere la carica elettrica (   Art.17  e   Art.18   ).
In parole diverse, le due grandezze fisiche, " entrambe misurabili ", secondo questa interpretazione,
sarebbero solo due modi alternativi, assolutamente
equivalenti, per indicare la materia,

che non è una grandezza misurabile e dunque non definibile in termini fisicamente inequivocabili.

Questa interpretazione non è però corretta, in quanto massa e energia sono due grandezze di natura completamente
diversa, che
descrivono due diversi comportamenti della materia non alternativi, ma presenti sempre
entrambi.

L'interpretazione che viene data della formula di Einstein come, equivalenza tra massa ed energia, è
certamente fuorviante.

Le due grandezze, se riferite alla stessa quantità di materia, " non sono affatto trasformabili una
nell'altra "
.
Quando questo, apparentemente, si verifica, ciò accade sempre in presenza di uno spazio rotante opportuno. Questa condizione dà una
chiara indicazione del fatto che lo spazio rotante ha nel processo un ruolo attivo che non può essere trascurato.
In realtà le due grandezze convivono nell'organizzazione della materia in un rapporto preciso, che è indicato proprio dalla formula di
Einstein, ma si deve tenere presente che i due membri dell'espressione sono riferiti a entità fisiche diverse.
Rimane però il fatto che con l'energia descriviamo le condizioni di moto della materia e con la massa la sua inerzia, ovvero la sua opposizione
a variare queste condizioni.
Non esiste però materia che non abbia entrambe queste caratteristiche ; non esiste massa senza energia e nemmeno energia senza massa.
Sotto diverse forme, in maniera spesso poco chiare, esse vengono associate anche al fotone.
1
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Secondo la nostra interpretazione, la formula di Einstein mette in relazione due quantità
associate a due entità diverse, le quali si spostano
simultaneamente e durante lo
spostamento una varia la sua massa e l'altra la sua energia.

L'esperienza dimostra che le due variazioni, benchè legate a entità diverse, sono in relazione tra loro come è stato indicato da Einstein.
Essendo concetti che servono per descrivere caratteristiche molto diverse fra loro, che coesistono nella materia, parlare di una trasformazione
di una caratteristica nell'altra non ha nessun significato fisico, mentre ha senso parlare di una loro proporzionalità all'interno di una
trasformazione che si realizza in un sistema legato isolato.
Per esemplificare quanto abbiamo visto, consideriamo due esempi numerici.
Considerando il generico livello   di un nucleo formato da   unità attive, la massa della particella in orbita risulta :


e quindi in definitiva :      
il difetto di massa associato risulta :     
2
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
— per la fascia elettronica dell'atomo il difetto di massa risulta :     
posto :               

si ottiene :    
Per Z = 1 e  p = 1 si ottiene il difetto di massa associato all'elettrone sulla prima orbita dell'atomo di idrogeno :

                                ΔmZPe = 2.425437038⋅10⁻³⁵ Kg

e l'energia di legame associata :                     ΔEZPe = 13.60569806eV

Che coincide con il valore dell'energia di ionizzazione dell'idrogeno.
Per un elettrone sul secondo livello dell'atomo di uranio si ottiene invece :
   
       ΔE92e2 = 69.319069 eV

Nel nucleo atomico il neutrone attivo genera lo spazio rotante                   Kn² = Kp²/2

la massa del protone polarizzato in orbita vale                                             m0p = (3/4) ⋅ m0P

il raggio dell'orbita fondamentale vale ( vedi   Art.70     decadimento del protone e sintesi del deutone) :
         
3
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Si ha quindi :             
che si può anche scrivere :  
posto :       
si ha :         
Per esempio, per un protone in orbita sul secondo livello del nucleo atomico dello stagno si ottiene :

Secondo la relazione         
la particella manifesta una massa inerziale che diminuisce man mano che si avvicina al
centro dello spazio rotante centrale ed i risultati che si ottengono sono perfettamente
coincidenti con quelli sperimentali.

4
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L'espressione risulta tuttavia in disaccordo con le previsioni della
teoria della relatività,
secondo la quale ad una particella in moto si
dovrebbe associare una massa inerziale
maggiore di quella di riposo.

Questa previsione porta quindi al seguente " paradosso nucleare " (valido comunque per qualsiasi sistema legato).

Un nucleo atomico  A(Z ; N) prima della sintesi, dunque con tutte le particelle indipendenti, ferme a una distanza
infinita tra loro,
si presenta con una massa inerziale data dalla somma :

                                    m(Z ; N)= Z ⋅ m0P + N ⋅ m0n

dove con  m₀  abbiamo indicato le masse a riposo di protone e neutrone.
Dopo la sintesi, qualunque sia la configurazione assunta dall'insieme di tutte le particelle, certamente la loro velocità dovrà essere
diversa da zero e, per la verità, vedremo che alcune di esse raggiungono valori prossimi alla velocità della
luce
Art.76  teoria del nucleo atomico ).
Secondo l'espressione relativistica della massa, tutte le particelle dovrebbero presentare una massa maggiore di quella di riposo e quindi

la loro somma dovrebbe fornire una massa nucleare        m(Z ; N)f > m(Z ; N)i .

Ebbene, l'osservazione di quasi 4000 nuclei atomici ( Art.77N   ) , come del resto di qualsiasi

sistema legato, fornisce il risultato esattamente opposto.

I calcoli che sono stati eseguiti indicano anche che i risultati sperimentali sono verificati considerando il difetto di massa prodotto
dallo
spazio rotante e tutte le particelle in orbita con una massa uguale a quella di riposo.

Questo vuol dire che l'espressione della massa relativistica non
produce alcun effetto sulle particelle in moto nel nucleo.

Questo risultato si giustifica perfettamente se si considera la massa inerziale non come una caratteristica scalare, associata alla materia,
ma come espressione della reazione dello spazio rotante alla perturbazione del suo equilibrio, che viene manifestata imponendo
variazioni di velocità alla materia in esso presente.
5
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Secondo questa interpretazione (che, come abbiamo visto, porta a risultati in accordo con l'esperimento), è chiaro che la velocità della
materia che può perturbare l'equilibrio dello spazio rotante è solo la componente relativa rispetto allo spazio stesso.
Dunque per massa inerziale si deve intendere sempre il valore rilevato dall'agente che provoca la perturbazione, quindi nella direzione
della forza applicata.
Nel nostro caso le particelle sulle orbite si muovono con una velocità uguale a quella di equilibrio dello spazio rotante e quindi sono in
perfetto equilibrio con velocità relativa rispetto allo spazio uguale a zero. La massa non subisce quindi nessuna variazione, perchè  nessuna
forza viene esercitata contro lo spazio rotante. Dunque nell'ambito della teoria degli spazi rotanti, il paradosso scompare, senza particolari
artifici, se la massa inerziale viene associata allo spazio rotante, organizzato nello spazio fisico, con le caratteristiche che abbiamo indicato.
I processi che abbiamo visto, con spostamenti all'interno del nucleo, danno origine a emissione o assorbimento di energia, ma non di materia
sotto forma di particelle elementari.
Questo accade perchè le particelle accelerate esercitano la forza contro lo spazio rotante, formato da elementi spaziali aventi un raggio
r₀→0 , la cui perturbazione non è rilevabile attraverso la loro massa m₀→0 . Il discorso è però assolutamente analogo anche per
il protone che si trova a una distanza infinita dal centro dello spazio rotante nucleare, con un salto di energia molto più evidente.

Consideriamo inizialmente uno spazio rotante nucleare Ks²(Z) generato da   neutroni attivi che formano un nucleo compatto
centrale, avente un raggio approssimativo (  Art.76    teoria del nucleo atomico ) :

dove il raggio del nucleone vale :

lo spazio rotante nucleare generato vale :     
ed è una costante caratteristica del nucleo.
6
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sappiamo che lo spazio circostante è organizzato nel rispetto della relazione di validità generale (   Art.5   ) :

                                                V²(R)⋅ R = Ks²(Z)

Per quanto, lo spazio geometrico vari con continuità, lo spazio rotante che si organizza al suo interno ammette soluzioni reali solo per
valori del raggio dati da (  Art.10   ) :
        
Teniamo presente che parliamo dell'organizzazione dello spazio rotante puro, senza alcuna particella in orbita, in quanto le relazioni sono
indipendenti dalla massa .
Prendendo come riferimento il volume che occupa lo spazio rotante generato dal protone, abbiamo dimostrato che il nucleo centrale
trasferisce allo spazio fisico circostante un'energia concentrata sull'orbita e di valore indipendente dall'orbita considerata, che abbiamo
indicato con  E₀(Z (vedi  Art.74    e   Art.75     - espressione teorica dell'energia di legame del nucleo atomico ) .
Abbiamo così ricavato il valore dell'energia che il nucleo centrale trasferisce a un volume di spazio rotante puro uguale a quello del protone,
posto sulla orbita . Numericamente risulta :    
Dato che questa situazione rappresenta per lo spazio rotante una ben definita condizione di equilibrio stazionario e l'energia  E1P  è
associata a quel volume di spazio per il solo fatto che esso esiste in quella posizione, si può associare a quel
volume la massa inerziale m₁ e indicare la E1P come energia associata, data da :  E1P = m₁⋅ Cl².

Nella teoria generale abbiamo visto che lo spazio rotante non è infinitamente esteso, ma limitato da un confine che viene definito da un
numero di particelle orbitanti uguale al numero di neutroni attivi centrali (  Art.10   ).
Del resto, uno spazio rotante con raggio d'azione infinito richiederebbe una energia infinita, che nessun nucleo di dimensioni finite può
trasferire.
7
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Considerando quindi la relazione :

possiamo calcolare il livello di confine Ps .
Facendo variare p da 1 a Ps, e sommando, possiamo calcolare l'energia di massa ( e dunque la massa ) che i neutroni centrali attivi
trasferiscono a tutto lo spazio fisico circostante per renderlo attivo. Si ha quindi :

                                             EKs²(Z) = E₀(Z) ⋅ Ps

Nel nostro esempio numerico, con  Z = 48  si ricava Ps = 4 e quindi l'energia che il nucleo centrale spende per generare lo spazio
rotante vale :
     

E' chiaro che questo valore di energia si sottrae all'energia di massa del nucleo compatto centrale che presenterà quindi un difetto di massa : 
Se a questo punto un protone, inizialmente fuori dal confine, si trasferisce sul livello  , dobbiamo tener conto del fatto che andrà ad
occupare un posto dal quale dovrà spostare un ugual volume di spazio rotante, che a sua volta andrà ad occupare il posto lasciato vuoto
fuori dal confine.
Il difetto di massa generato dallo spostamento coincide quindi con la massa associata nel livello di partenza  al volume spostato: 
Nel bilancio, sia di massa che di energia, si dovrà considerare uno scambio di particelle e non solo il trasferimento del protone.
La massa del nuovo sistema sarà quindi :
         
in perfetto accordo con i risultati sperimentali.
A questo punto notiamo che il volume di spazio rotante espulso dal nucleo, in sostituzione del protone, si sposta ad una distanza dal
centro   R →∞  dove la velocità di equilibrio è uguale a zero con massa associata nulla.
8
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Essendo in uno spazio conservativo, restituendo allo spazio rotante l'energia emessa è possibile realizzare il
processo inverso.

Se, per esempio, viene fornita all'atomo un valore di l'energia  ΔE = E1P   e supponiamo che venga assorbita tutta da una sola

particella in equilibrio sul livello  , il valore finale della sua enegia cinetica diventa  E = 2 ⋅ E1P .

Corrispondente a una velocità orbitale :                   V = √ 2 ⋅ VP = Vf
dove con Vf abbiamo indicato la velocità di fuga dall'orbita.
La particella in queste condizioni raggiunge la velocità di fuga e abbandona l'atomo andando ad occupare un ugual volume di spazio fisico
alla distanza teorica dal centro R →∞ .  Lo spazio fisico spostato dalla particella, che a questa distanza presenta una massa
inerziale uguale a zero, compiendo lo stesso percorso nel verso opposto, si trasferisce sul livello " p " dell'atomo dove occupa lo spazio
vuoto lasciato dalla particella.
In questa posizione la massa inerziale associata vale   Δm₁ = E1P/Cl² , che equivale all'energia che è stata fornita dall'esterno
per espellere la particella.
Indicando con  m(Z ; N)i  la massa iniziale dell'atomo, quella finale risulta :

                                 m(Z ; N)f = m(Z ; N)i – m0P + E1P/Cl²
il valore finale della massa del sistema globale sarà :
9
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
                               mf = m(Z ; N)f + m0P = m(Z ; N)i + E1P/Cl²

con un aumento equivalente all'energia   ΔE  fornita per espellere la particella.
Si noti che non c'è stata alcuna trasformazione di energia in massa, ma solo lo spostamento di un volume
di spazio fisico all'esterno dell'atomo.

Riprendendo ora l'equazione fondamentale degli spazi rotanti   V²⋅ R = K²  Art.5  ) vediamo che l'orbita minima osservabile è quella
sulla quale la velocità dello spazio rotante è uguale a quella della luce, e vale :

                                     r₁ = K²/Cl²
Se su quest'orbita potesse trovarsi una particella in equilibrio, la sua massa equivalente sarebbe :
  
Relazione valida per qualsiasi spazio rotante e qualsiasi massa orbitante.

La velocità di fuga da quest'orbita vale però   Vf = √ 2 ⋅ C , non raggiungibile, e quindi l'orbita stessa costituisce il confine
immutabile della materia che si trova ad una distanza dal centro   R ≤ r .
In altre parole, la materia che si concentra entro il raggio r₁ dà origine a una particella elementare che gode,
per definizione, di
stabilità assoluta.
La prima orbita realmente raggiungibile è quindi quella che presenta velocità di fuga uguale al valore massimo C, e quindi si ha :                    
Anche se l'orbita è raggiungibile, non è sede di equilibrio stabile e quindi si tratta in realtà di un'orbita vuota.
Questo vuol dire che, se una particella raggiunge quest'orbita, entro un tempo molto breve viene nuovamente espulsa.
10
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Essendo però la velocità di fuga uguale a quella della luce, l'espulsione potrà avvenire
solo sotto forma di radiazione elettromagnetica
(fotone).

Il processo di trasmutazione dovrà verificarsi sempre nel rispetto dei principi di conservazione e questo rende praticamente impossibile
che si possa verificare nelle semplici condizioni che abbiamo indicato.
Dato che lo spazio rotante centrale non interviene nella trasformazione le sue condizioni di equilibrio non cambiano e quindi i valori
delle grandezze che si conservano dovranno avere gli stessi valori in ingresso e in uscita.
Non è quindi possibile che le caratteristiche di un solo elettrone entrante nello spazio rotante possano essere " equivalenti " a quelle di
un fotone in uscita.
Per realizzare il processo è quindi necessario inviare sull'orbita un positrone ( elettrone positivo ) ed un elettrone come in figura, in
modo che abbiano una buona probabilità di interagire.

Se lo spazio fisico considerato è molto lontano dal centro dello spazio rotante centrale ( R₁ →∞ ) , le due particelle hanno un
incontro ravvicinato una volta sola quando passano nei punti  P₁  e  P₂ .
Se durante questo passaggio l'interazione non è sufficiente, le due particelle, dopo aver subito una deviazione più o meno pronunciata,
continuano la loro corsa, andando incontro ad altre interazioni e non si verifica il processo di annichilazione atteso.
Per poter " forzare " il processo, è necessario che ciascuna particella, avente durante il contatto una velocità necessariamente minore
di quella della luce, venga imprigionata nello spazio rotante dell'altra.
Questo si verifica certamente se alla distanza tra le particelle  d = R₁ – R₂ ,   nello spazio rotante elettronico, è associata una
11
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
velocità di fuga Vf ≥ Cl .  Si dovrà dunque avere :
      
A questa distanza le due particelle non hanno possibilità di allontanarsi senza violare il limite della velocità della luce e quindi " sono
obbligate "
a formare un sistema legato instabile, "il positronio", che in un tempo uguale a 125 psec  si annichila, liberando
un fotone che si allontana.
Naturalmente, il processo si può verificare solo se esistono tutte le condizioni per soddisfare i principi di conservazione. Nella realtà, se non
si è in prossimità del centro di uno spazio rotante, queste condizioni non esistono e di fatto il processo di annichilazione non si verifica.
Se abbiamo invece :        
e con i valori numerici                           R₁ ≤ 5.63588184⋅10⁻¹⁵ m ⋅ Z

le due particelle, non potendo sfuggire senza superare la velocità della luce, entrano entrambe in orbita non stabile nello spazio rotante
centrale  KZ² , su due orbite diverse, incrociandosi una volta ad ogni giro. Ricordando ora che la sfera planetaria dell'elettrone vale
           
possiamo dire che ad ogni incontro si ha un piccolo accostamento tra i due elettroni, che infine terminano così la loro corsa con
l'annichilazione, che in questo caso ha una elevata probabilità di verificarsi.
Per verificare la conservazione del momento angolare, generalmente vengono emessi due fotoni in direzioni opposte e non uno.
Abbiamo già visto il processo di materializzazione dell'energia che si realizza in qualsiasi spazio rotante con le transizioni di materia da un
livello a un altro più esterno.
12
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Vediamo ora il processo di materializzazione dell'energia al quale in genere si fa riferimento quando se ne parla, ovvero al processo di
trasformazione di energia in coppie di particella e antiparticella .  Abbiamo visto che, se forniamo energia a un atomo, quando il valore
fornito porta la velocità orbitale di un elettrone in orbita a superare il valore di fuga      Vf = √2 ⋅ Veq  ,  l'elettrone viene espulso
dall'atomo ed il suo posto sull'orbita viene occupato da un ugual volume di spazio fisico proveniente dal punto che la particella espulsa è
andata ad occupare nello spazio esterno.
La sostituzione sull'orbita dell'elettrone con un uguale volume di spazio fisico in equilibrio comporta un aumento della massa inerziale
dell'atomo, secondo il calcolo che abbiamo già visto.

Man mano che il valore dell'energia fornito aumenta, gli elettroni che vengono interessati dal processo si spostano verso i livelli più interni,
con un aumento progressivo della massa atomica. Per avere un'idea dei livelli di energia necessari per produrre l'emissione di elettroni
secondo questo processo, detto effetto fotoelettrico , calcoliamo il valore minimo dell'energia richiesta per espellere, per esempio,
un elettrone dal secondo livello (p = 2) dell'atomo di polonio.
L'energia associata ad ogni livello vale (  Art.74    - espressione teorica dell'energia per strato ) :
            
L'energia di legame di ciascuno degli 8 elettroni presenti sul secondo livello sarà :
       
Per valori del numero quantico  p < 1 non si hanno nello spazio rotante orbite stabili, ma è comunque possibile il moto di particelle
su orbite spiraliforme non stabili fino ad una distanza dal centro data da :

                                                   R₁ = 5.63588184⋅10⁻¹⁵ mZ

Per valori minori di R₁ nessuna particella " materiale " può allontanarsi dall'atomo senza superare la velocità della luce ( si tenga presente
che stiamo parlando dello spazio rotante protonico ).
13
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
D'altra parte, abbiamo ricavato per i protoni in orbita nella parte penetrabile dello spazio rotante neutronico (parte periferica del nucleo
atomico in cui non sono presenti i neutroni attivi) il raggio delle orbite stabili ( Art.76     teoria del nucleo atomico ) :
     

che, nel nostro esempio, per il livello di confine con p= 6 , risulta :

                RZ6(84) = 57.63978486⋅10⁻¹⁵ m ⋅ 841/3⋅ 6² = 9087.643463⋅10⁻¹⁵ m

con                      R₁ = 5.63588184⋅10⁻¹⁵ m ⋅ 84 = 473.4140746⋅10⁻¹⁵ m

nello spazio tra  RZP ed  R₁  non vi sono elettroni in orbita nello spazio rotante generato dai protoni nucleari, ma troviamo protoni
e deutoni in orbita stabile nello spazio rotante nucleare generato dai neutroni attivi centrali che formano il nucleo atomico compatto
di raggio :
                   rZ(84) = (6/π)1/3⋅ r0n⋅ Z1/37.655886⋅10⁻¹⁵ m

Se il fotone che viene inviato sull'atomo riesce a penetrare fino ai livelli interni, associati a valori del raggio orbitale   RZP < R₁ ,
essendo la concentrazione dei protoni in orbita relativamente elevata ( 2⋅p² ), esiste una probabilità non trascurabile di intercettare
un protone e, con energia sufficiente, provocare la trasmutazione in neutrone con emissione di un positrone, secondo lo schema noto :

                                           p + Ef → n + e⁺ + ν

Essendo la velocità di fuga dall'orbita uguale a quella della luce, nessuna di queste particelle può abbandonare l'orbita e quindi saranno
costrette a restare in equilibrio, magari su un'orbita molto eccentrica (dipende dal valore dell'energia del fotone).
Il neutrone nel nucleo atomico è però stabile solo se è legato ad un protone e quindi, favorito anche dall'azione polarizzatrice dello
spazio rotante centrale, più o meno rapidamente (e comunque in un tempo minore di circa 13 min) si scinde con emissione di energia,
un protone ed un elettrone, secondo :
                                                                            n → p + e⁻ + ν + En
14
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
A questo punto sulla stessa orbita, o comunque su orbite vicine, abbiamo le coppie di particelle e antiparticelle :

                                         (e⁺ + e⁻⁻)   e   (ν + ν)

che si annichilano producendo coppie di fotoni aventi energia uguale a   0.501  MeV, i quali si allontanano in direzioni simmetriche
con la velocità della luce.
E'da notare che il protone intercettato inizialmente dal fotone incidente è stato rigenerato alla fine del processo.

Il nucleo non ha subito dunque alcun cambiamento ed ha avuto solo la funzione di
" prestare " lo spazio rotante per 
rendere possibili le " reazioni in volo ".
Senza spazio rotante il processo non è realizzabile.

E' comunque da rilevare che la materializzazione intermedia non è rilevabile e quindi il processo osservato si riduce ad una divisione
del fotone iniziale.
Se il protone intercettato dal fotone iniziale è in moto su un'orbita sempre più piccola della fondamentale ( associata a p = 1 ), ma
con RZP > R₁ , la velocità di fuga dall'orbita è minore della velocità della luce e quindi le particelle, che si formano comunque con
le modalità che abbiamo indicato, si allontanano dall'orbita subito dopo essere state generate.
Secondo la sequenza che abbiamo esposto, le antiparticelle e⁺ν nella fuga dovrebbero anticipare leggermente le particelle ee ν.
Questo però non può verificarsi perchè, dovendo il sistema verificare in ogni momento i principi di conservazione, le prime verranno
trattenute in orbita fino al momento in cui si rendono disponibili anche le seconde.
Risulta evidente, dall'analisi fatta, che la materializzazione di una sola particella, secondo una delle reazioni viste, nello spazio fisico puro,
in assenza dello spazio rotante centrale, è estremamente improbabile, in quanto risulta difficile soddisfare i principi di conservazione.
I processi che abbiamo descritto rappresentano il risultato dell'interazione di una particella o di un fotone con gli strati interni del nucleo
15
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
atomico e quindi in definitiva si presentano come caso limite di effetto Compton, realizzato su orbite che presentano una velocità di fuga
uguale a quella della luce.
L'energia associata all'equilibrio di una particella su tali orbite non dipende dal nucleo considerato. Si ha infatti :
        
L'energia totale associata allo spazio rotante in equilibrio sull'orbita risulta sempre             per qualsiasi
valore di  Z .
Per la realizzazione del processo non è importante la scelta del nucleo, ma è necessaria la sua presenza.
E' chiaro che, dovendo la massa generatrice ms fornire energia allo spazio rotante generato, dovrà necessariamente essere sempre
m>> m .
Per esempio, non sarà mai possibile materializzare un protone nello spazio rotante dell'elettrone, mentre è possibile il contrario.
Le relazioni che abbiamo ricavato sono valide per qualsiasi spazio rotante e quindi si applicano teoricamente per la materializzazione e
l'annichilazione di qualsiasi coppia di particella e antiparticella, purchè siano particelle elementari , anche di dimensioni astronomiche.

Per quanto teoricamente possibile, nella pratica l'applicazione alla materia ordinaria ( neutra ) non è realizzabile, in quanto l'orbita minima,
sulla quale la velocità di equilibrio è uguale a quella della luce, cade sempre all'interno della massa considerata e questo rende
materialmente impossibile la realizzazione del processo.
Quando si parla quindi di materia e antimateria, corpi e anticorpi, con riferimento ai corpi ordinari, dicendo che i due tipi di materia
possono
generarsi o annichilarsi mettendo in gioco grandi quantità di energia, si fanno semplicemente illazioni, che appartengono
alla pseudoscienza
e non alla fisica.
16
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Art.55a -- Materializzazione dell'energia e annichilazione della materia -- Antonio Dirita

per approfondimenti      www.fisicauniversale.com/wp

Per una migliore comprensione di quello che abbiamo esposto nell'   Art.55     , consideriamo per esempio il nucleo atomico  Cd₄₈¹¹⁸ ,
che si presenta con la configurazione seguente dei livelli nucleari ( vedi fisica universale -teoria del nucleo atomico  Art.77N     e     Art.76    ).

Ec(MeV)/Es(MeV)  Sa    mc/ms   n 1      2     3      4       5     6      7     Ep(eV)/(p T1/2)   Ep  eV
p - T1/2
(1001. 40)/(1001. 6) Cd₄₈¹¹⁸ (117.90710)/
(117.90691)
48n 2+0 8+0 14+2 1+15 0+5 1+0 0+0 (523.0K)/(β⁻50.3m) 523.0K
β⁻50.3m

in cui  l'indice   c  indica il valore calcolato con l'espressione teorica e il valore sperimentale

Esso si presenta quindi formato da un nucleo centrale di  48  neutroni attivi,  26 protoni e  22  deutoni distribuiti sulle orbite

come è indicato nello schema, che " danno origine " a una massa teorica di 117.90710 amu ( valore della massa sperimentale
117,90691 amu ) .

Quando, durante il normale processo di evoluzione, il protone presente sulla sesta orbita " cade sulla quinta ", il nucleo diventa diverso,
ma le particelle componenti sono ancora quelle precedentemente indicate, con le stesse posizioni, eccetto l'ultimo protone, che è migrato
sul quinto livello.
Apparentemente il nucleo è ancora quello di prima e tuttavia il passaggio del protone dal sesto al quinto livello provoca l'emissione di una
energia uguale a (  Art.75a    ) :   
accompagnata da una riduzione della massa, verificata anche sperimentalmente (  1amu = 931,494 MeV ) :

Si tratta di una chiara trasformazione di materia in energia, che non
dipende
dalla configurazione iniziale del nucleo, che è rimasta praticamente invariata,
ma solo dalla posizione del protone che si è spostato.

Per studiare quello che può essere accaduto, possiamo dunque prescindere dalla distribuzione di tutte le altre particelle sulle orbite e
considerare solo il rapporto che esiste tra lo spazio rotante centrale, generato da  48 neutroni attivi, ed il protone che si muove sull'orbita.

Dato che le caratteristiche dello spazio rotante vengono definite solo dai 48 neutroni attivi centrali, lo spostamento del protone orbitale
non ha prodotto su di esso nessuna modifica. Dunque tutte le sue caratteristiche sono rimaste invariate.
Essendo il trasferimento del protone dal sesto al quinto livello l'unico evento che differenzia il nucleo finale da quello iniziale, si 
1
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
dovrà associare al nucleo una massa dipendente dalla posizione delle particelle sulle orbite e quindi si deve concludere che :
La massa delle particelle in orbita in uno spazio rotante è definita dal
livello occupato.

Quindi il difetto di massa che viene rilevato dopo la transizione   Δm = 0.0014946 amu  non è diluito su tutto il nucleo, ma solo
sul protone che si è spostato.
Il protone è però una "particella elementare" e come tale è immutabile e non può aver perso massa (del resto, il discorso  può essere
ripetuto identicamente per una transizione di elettroni ).
Nel nucleo atomico, e più in generale nell'atomo, gli unici aggregati che hanno possibilità di perdere
massa sono i neutroni, che non sono
delle particelle elementari, come talvolta erroneamente si sostiene.


In definitiva, con riferimento alla figura, la domanda che ci poniamo, a questo punto, è :

Per quale ragione un nucleo formato da particelle immutabili deve presentare una massa
diversa dalla somma delle masse delle sue
particelle componenti?

E nel caso specifico, per quale ragione lo stesso protone, se passa dalla posizione 6 alla 5
deve presentare una
massa diversa?

E se non è il protone che ha cambiato il valore della massa, " quale parte del nucleo ha
variato la sua massa "?

Ancora più inquietante risulta il passaggio inverso.
Supponiamo infatti di aver dato comunque una risposta alle domande che abbiamo posto e di avere ora il nucleo con il protone sul livello
5 , con un difetto di massa uguale a Δm , dunque con una struttura in qualche maniera modificata.
2
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Se forniamo al protone l'energia EP6/5 = 1.3922 MeV , esso si trasferisce dal livello al  , riacquistando la posizione e la
struttura iniziale. La domanda che ci poniamo è :

Che cosa ha riacquistato il protone? e in che modo lo ha fatto?

E come può perdere e riacquistare qualcosa una particella elementare, che, per definizione,
è immutabile?

Si potrebbe obiettare che il protone è una particella elementare di confine e quindi, in certe condizioni potrebbe essere divisibile.
Noi sappiamo però che il discorso si applica identicamente ai livelli elettronici e l'elettrone ha
stabilità assoluta.

Le teorie correnti non danno alcuna risposta e utilizzano la relazione     E ←→ m ⋅ Cl² come una reale trasformazione che si
realizza nei due versi.
In realtà, secondo la nostra concezione di materia, la relazione si dovrebbe scrivere nella forma :

                 (m + Δm) – E → m     ;     m + E → (m + Δm)

Secondo queste relazioni, fornendo oppure sottraendo energia alla particella elementare è possibile variare la sua massa di una quantità

proporzionale al valore dell'energia fornita, secondo la relazione :               ΔE = Δm ⋅ Cl²

E' chiaro che ci si deve chiedere sotto che forma si manifesta l'incremento di massa  Δm .
L'espressione analitica che normalmente si usa per descrivere il valore della massa inerziale in funzione dell'energia che viene fornita è quella
della massa relativistica :
                                      m = m₀/(1 – V²/Cl²)1/2

Secondo tale relazione, la massa  m di un corpo non è una quantità costante, ma è dipendente dal sistema di riferimento in cui viene
misurata, ossia dipende dalla velocità con la quale si muove rispetto all'osservatore.
Vedremo l'origine e il significato di tale relazione in un prossimo articolo. Facciamo qui solo notare come essa risulti in contraddizione con
quanto si verifica nell'atomo e nel nucleo atomico, dove lo spostamento di una particella verso il centro dello spazio rotante è accompagnato
da un aumento anche notevole della velocità accompagnato da una riduzione della massa.
3
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
La massa relativistica s'interpreta come il valore della massa inerziale   che viene avvertita quando s'impone un'accelerazione a una
particella di massa a riposo uguale a  m₀ già in moto con la velocità V.

L'espressione in realtà fornisce solo una "massa equivalente", che è utile per descrivere il fatto che, per imporre la stessa
accelerazione alla particella, si deve spendere un'energia che aumenta con la velocità.

Se differenziamo l'espressione dell'energia cinetica, abbiamo :                  
Se la massa inerziale viene pensata come una caratteristica fisica intrinseca della materia, dunque indipendente dall'osservatore, sarà
dm = 0  e quindi la relazione ci dice che, se forniamo alla massa   l'energia  dE  , essa viene trasformata integralmente in
energia cinetica e si manifesta con un aumento  dV della sua velocità.

Se la velocità dei segnali utilizzati per l'osservazione è finita, abbiamo visto però che la velocità del segnale costituisce un limite
per la
massima velocità che sarà possibile osservare con quel segnaleArt.27   ) e quindi, nel nostro caso, si ha un
incremento della velocità sempre minore e per  V → Cl  si ha  ΔV → 0 .

Per verificare il principio di conservazione dell'energia, in queste condizioni, si dovrà
ammettere che, fornendo energia, essa dovrà essere
immagazzinata sotto un'altra forma,
precisamente con un aumento della massa
  Δm  come suggerisce il primo termine.

E' chiaro che la struttura intima della particella elementare non subisce alcuna variazione con la velocità.
Quello che cambia è solo la misura della massa, che mette in evidenza il fatto che, per produrre una data accelerazione, la forza che si deve
applicare aumenta con la velocità V della particella.
Se l'aumento della massa inerziale non si verifica sulla struttura fisica intrinseca della materia, ma dipende dalle condizioni di moto rispetto
al mezzo e rende conto dell'energia che allontana la materia dalla sua condizione di equilibrio con il mezzo stesso, il valore della massa  m₀
che si associa alla condizione  V = 0  , deve avere lo stesso significato dell'incremento e quindi " non può essere una
caratteristica intrinseca della materia ". 

4
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Ritornando quindi al nostro problema, la massa che associamo a un protone o a qualsiasi altro corpo che occupa un certo volume dello
spazio fisico, non rappresenta una sua caratteristica, ma l'inerzia che lo spazio fisico occupato oppone ad un'azione che tende a spostarlo.

Con riferimento alla figura, se tra i livelli  5  e   si realizza lo scambio di due volumi  P e P' di spazio fisico puro, non accade
assolutamente nulla, in quanto, trascorso il periodo transitorio, il sistema finale è icentico a quello iniziale.
Se il volume  P è occupato inizialmente da una massa  m₆  , il suo trasferimento sul livello   comporta una riduzione della massa
inerziale di tutto il sistema. Ci chiediamo per quale ragione questo accada.
Il confronto con il caso precedente in cui avevamo lo scambio tra due volumi di spazio fisico puro identici,PP', ci dice che il passaggio
da  P' a  P è lo stesso, mentre il passaggio dal livello 6 al 5 prima era stato realizzato con spazio fisico puro, mentre nel secondo caso
il volume P', inizialmente occupato da spazio fisico puro, dunque a bassa densità, viene sostituito dalla massa m₆ , che è un aggregato
di spazio fisico, dunque ad alta densità. Sperimentalmente, quando il processo è concluso, si osservano i seguenti fatti:
-- il trasferimento della massa   dal sesto al quinto livello si realizza spontaneamente, senza apporto di energia dall'esterno.

-- durante il trasferimento si ha emissione di energia, che si propaga per onde come perturbazione dello spazio.

-- la massa del sistema finale è minore di quella del sistema iniziale.

Prima di dare una risposta a queste domande, bisogna tenere presente che il processo si presenta perfettamente reversibile, ossia, se
5
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
viene fornita alla massa m in orbita sul livello 5 , l'energia che è stata emessa durante il passaggio dal sesto al quinto livello, il sistema
riacquista tutte le caratteristiche iniziali e questo si verifica con qualsiasi massa, anche con le particelle elementari.
Se il discorso viene riferito a un atomo, possiamo escludere che il trasferimento possa variare la struttura delle particelle elementari
costituenti e quindi dobbiamo concludere che il sistema finale si differenzia da quello iniziale unicamente per la posizione della particella
che è passata dal livello 6 al 5.
La risposta alle due prime osservazioni è relativamente semplice, se si considera che la massa orbitante passa da un livello di energia
maggiore a uno minore.
Meno semplice è l'interpretazione della terza osservazione, che riguarda la riduzione della massa del sistema senza alcuna variazione
nella struttura dei componenti.
Consideriamo che la massa inerziale del sistema viene misurata attraverso la forza che bisogna applicare per produrre un'accelerazione data.
Dire quindi che il secondo sistema presenta una massa minore, vuol dire che oppone meno resistenza ai tentativi di perturbare il suo
equilibrio nello spazio.

In realtà è quindi lo spazio che viene perturbato dallo spostamento del sistema e oppone
resistenza alle
variazioni del suo equilibrio.

Come abbiamo già detto, tale resistenza, a parità di tutte le altre condizioni, dovrà essere proporzionale al volume di spazio che viene
perturbato.
Nel nostro atomo la sola differenza che riusciamo a vedere è la posizione della massa satellite che, nella configurazione finale occupa uno
spazio minore, essendo minore il raggio orbitale.
In definitiva, la massa inerziale non è una caratteristica intrinseca della materia, ma una caratteristica dello spazio che viene da essa
perturbato quando viene applicata una forza .
Se consideriamo, per esempio, un atomo con    orbite elettroniche ed applichiamo una forza F per spostarlo nello spazio con una
accelerazione a , il contributo degli elettroni alla massa misurata dell'atomo dipende dall'orbita occupata.
Il contributo di quelli presenti sulle orbite interne è molto piccolo, in quanto piccolo è il volume di spazio fisico da essi occupato
e
perturbato, durante il moto accelerato.

E' importante sottolineare che, contrariamente a quello che normalmente viene ritenuto, non si
realizza una vera e propria trasformazione
della massa in energia o viceversa, ma due
trasferimenti simultanei realizzati da 
soggetti diversi e distinti.

Il trasferimento del protone (spazio fisico ad elevata densità) produce una grande riduzione dello spazio che viene perturbato, mentre un
uguale volume di spazio fisico puro compie la transizione inversa, che dà invece origine ad un modesto aumento del volume di spazio
fisico perturbabile.
6
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Tra le due azioni prevale, naturalmente, quella del protone ed il risultato finale è una riduzione della massa inerziale dell'atomo.
Normalmente si associa questa riduzione della massa all'energia emessa con la nota legge  ΔE = Δm ⋅ Cl² ( che analizzeremo
dettagliatamente in un prossimo articolo ).
In realtà non esiste una relazione diretta fra  ΔE  e  Δm , in quanto sono associati a due processi assolutamente indipendenti :

La riduzione della massa  Δm è dovuta a una diminuzione del volume occupato dal protone sull'orbita ed è una situazione non transitoria,
ma definitiva, in quanto la massa dell'atomo misurata dopo il trasferimento dà in qualsiasi momento un valore ridotto rispetto a quello
iniziale.
L'energia emessa  ΔE  è invece dovuta al fatto che il protone giunge sul quinto livello con l'energia e il momento angolare associati al
sesto livello, per cui si ha un eccesso rispetto ai valori necessari per l'equilibrio sull'orbita.
Nell'  Art.16   abbiamo visto che lo spazio rotante tende a conservare l'equilibrio e quindi, analogamente a quanto accade in un circuito
elettrico RLC con la capacità inizialmente carica, oscilla attorno alla condizione di equilibrio scambiando continuamente l'eccesso di
energia con lo spazio rotante, fino a quando esso si esaurisce.
L'oscillazione generata dalla perturbazione e quindi l'energia ad essa associata, si propaga nello spazio (  Art.20  ) per tutta la durata del
transitorio ed è uguale alla differenza :     
Nell' Art.9   abbiamo visto che la velocità massima raggiungibile da una massa per essere ancora osservabile è quella dello strumento
utilizzato per realizzare l'osservazione e quindi, nel nostro caso la luce.
L'orbita sulla quale la velocità di equilibrio è uguale a quella della luce rappresenta quindi l'orbita minima
raggiungibile
che abbiamo indicato con
                                        r1s = Ks²/Cl²      con il numero quantico associato  pns .

Su questa orbita il contributo del protone alla massa atomica assume il valore minimo, che possiamo chiamare mns .
Per semplificare l'esposizione, consideriamo l'atomo di idrogeno.
7
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
All'orbita minima dello spazio rotante del protone è associato il numero quantico uguale all'inverso della costante di struttura
fine
Art.9  ) :

Indicando con me0 la massa dell'elettrone fermo (sull'orbita associata a p∞ ), sul livello p la sua massa assume il valore :
   
e quindi:         
All'orbita minima   r1p  è associato il numero quantico   p = 1/pns  e quindi il valore minimo della massa dell'elettrone in orbita
risulta :
                                           memin = mens = me0/2

Il trasferimento dell'elettrone da  R  a  r1p comporta quindi una apparente riduzione della sua massa del 50%.

Difronte a questo risultato si dice che la massa dell'elettrone si è dimezzata perchè metà si è trasformata in energia, che è stata emessa
come fotone secondo la relazione    ΔE = Δm ⋅ Cl² .

Questa interpretazione è però in contraddizione con il fatto che l'elettrone è una particella elementare e, come tale, è immutabile.
E' certamente più corretto dire che l'elettrone non è cambiato, e che durante il trasferimento sull'orbita ha creato una perturbazione
nell'equilibrio preesistente dello spazio rotante il quale, per soddisfare i principi di conservazione, è entrato in auto
oscillazione irradiando
l'energia in eccesso posseduta dall'elettrone rispetto alla nuova condizione di
equilibrio.

Nella posizione attuale l'elettrone che si è trasferito occupa un volume di spazio minore di quello iniziale e quindi, qualora si dovesse
spostare l'atomo, minore sarebbe il volume che verrebbe perturbato durante lo spostamento. L'elettrone, come particella, è rimasto però
invariato. Infatti, se esso viene riportato nella posizione iniziale la massa inerziale dell'atomo riacquista il valore di partenza.

In realtà non è dunque una parte dell'elettrone che si è trasformata in energiain quanto quella emessa è l'eccesso ( posseduto
dall'elettrone ) rispetto al valore richiesto per restare sulla nuova orbita.

8
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Questo è un processo che si verifica per ricreare, nello stesso atomo, con le stesse particelle, una condizione di equilibrio.
Altro fatto che si verifica (indipendente dal primo) è una riduzione della massa dell'atomo con le particelle nella nuova configurazione.

Dato uno spazio rotante con una massa satellite, possiamo dire che la variazione della sua massa inerziale è direttamente proporzionale
al raggio dell'orbita, essa aumenta dunque con uno spostamento verso l'esterno e diminuisce con uno spostamento del satellite verso il
centro.
Essendo l'energia di equilibrio della massa satellite direttamente proporzionale al raggio dell'orbita, per spostarla verso l'esterno
dobbiamo fornirle la differenza di energia tra i valori associati all'orbita finale e iniziale.
Dato che il risultato finale è un aumento della massa inerziale dell'atomo, si dice sinteticamente che
abbiamo trasformato l'energia in
materia ovvero, che si è realizzata la materializzazione dell'energia.

In realtà questa affermazione non è corretta, in quanto la materia non è caratterizzata solo dalla massa inerziale, ma anche dalla massa
attiva (  Art.14  ) , che non si modifica con le dimensioni e quindi non è cambiata ( principio di conservazione dello spazio rotante  Art.47   ,
Nello spostamento verso il centro l'energia di equilibrio sull'orbita finale è minore di quella iniziale, per cui il sistema, la deve espellere dallo
spazio rotante il valore in eccesso, per raggiungere una condizione di equilibrio.
Essendo il risultato finale una riduzione della massa atomica, si parla di un processo di annichilazione, ossia di trasformazione della
materia in energia, senza considerare che la massa attiva dell'atomo non è variata.

In definitiva ci troviamo difronte a due grandezze caratteristiche di un sistema   e   , entrambe direttamente proporzionali alla
grandezza C , secondo le relazioni :                   A = k₁⋅ C      ;       B = k₂⋅ C
ne deriva :                             A = k ⋅ B
Questa relazione non dice affatto che le grandezze A e sono equivalenti e comunque trasformabili una nell'altra, ma semplicemente
che, quando nel sistema viene variata la grandezza , variano anche A e B con la variazione di A  k volte maggiore di quella di B.
Le due grandezze A e B sono però assolutamente indipendenti fra loro e si potrebbero addirittura riferire a sistemi diversi e lontani fra
loro, dunque senza alcun collegamento.
E' chiaro quindi che, se abbiamo due sistemi, in particolare due atomi, che, nonostante siano formati dalle stesse particelle elementari
(che sono per definizione indivisibili ed immutabili) , manifestano una diversa massa inerziale, non possiamo e non dobbiamo indagare
9
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
sulla loro storia per giustificare questa differenza, ma limitarci all'analisi della situazione attuale, che evidenzia come unica differenza la
posizione delle particelle, alla quale si dovrà attribuire la causa delle differenze manifestate nella massa inerziale.

Nell'  Art.13   abbiamo visto che tutti i nuclei atomici irradiano regolarmente energia nello spazio durante il graduale l'accostamento delle
masse orbitanti all'orbita circolare stabile, diminuendo così la propria massa.
Questo processo è però tanto lento da risultare impercettibile e nessuna delle teorie correnti lo prende in considerazione.
Si tratta però di un continuo processo di apparente trasformazione di " materia " in energia.

Teniamo presente che non è possibile rilevare il valore della massa di una singola particella in orbita, mentre si rileva facilmente il valore
della massa inerziale dell'intero atomo, con il significato corrente di massa gravitazionale.
In parole semplici, " possiamo pesare un atomo " e ricavare la massa come per qualsiasi altro oggetto, ma non
possiamo pesare le singole particelle 
costituenti
per poter dire che la somma delle loro masse è uguale a quella
dell'atomo.

La massa delle particelle in orbita è possibile ricavarla " solo come massa equivalente ", capace di soddisfare il bilancio
energetico.
Del resto, se anche avessimo la possibilità di rilevare direttamente la massa di ogni singola particella, " troveremmo sempre lo stesso
valore m₀ , associato alla particella non legata ", in quanto il difetto di massa è prodotto dallo spazio rotante e non dalle particelle
in orbita.
Nell'  Art.11  abbiamo calcolato la massa inerziale dell'universo osservabile attuale, che è risultata  mu = 1,746 ⋅10⁴⁵ Kg.
Lo spazio rotante ( ovvero la massa attiva ) generato dall'universo osservabile attuale risulta quindi :

                              Ku² = G ⋅ mu = 1,165 ⋅ 10²⁶ Km³/sec²

Nell' Art.7 abbiamo visto che l'intero universo ( non solo quello osservabile ) deve la sua esistenza alla periodicità con la quale si espande
e si contrae.
Tenendo conto del limite imposto dai nostri mezzi di osservazione, ossia la velocità della luce, calcoliamo il raggio minimo che l'universo
raggiunge durante la fase di contrazione, prima di diventare invisibile.
10
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Nell'  Art.8  abbiamo visto che l'universo è nella fase di espansione ed oggi ha raggiunto un raggio Rua = 4,4175 ⋅10⁹ al

ed una distanza massima osservabile sulla superficie della sfera cosmica uguale a                 Lmax = 13,88 ⋅ 10⁹ al.

In base alla dinamica descritta nell'  Art.7  , la fase di espansione dell'universo inizia ancora prima che esso diventi osservabile, e quando
raggiunge il valore del raggio Rumin diventa rapidamente visibile con una massa uguale a metà del valore attuale. Proseguendo poi
nell'espansione con velocità sempre più ridotta, ha raddoppiato la massa in un tempo di circa tua = 13,88 ⋅ 10⁹ anni.

L'osservazione astronomica ci dice che l'universo osservabile si trova oggi in una fase di espansione accelerata e
questo, in base alla gerarchia prevista dalla teoria degli spazi rotanti, vuol dire che l'universo che osserviamo si muove
come massa satellite su un'orbita dell'intero universo, di cui non è possibile
fornire dati.

Il fatto che l'espansione sia accelerata, ci dice però che, analogamente a quanto accade nel sistema Terra-LunaArt.43   ), il nostro
universo, nella sua lenta corsa verso il centro dello spazio rotante universale accelera. "Non ci sarebbe però alcuna 

espansione se la sua superficie si trovasse all'interno del punto neutro".

Pur non avendo dati per calcolare il punto neutro, possiamo però certamente affermare che, se la superficie del nostro universo
si espande con moto 
accelerato, il suo punto neutro rispetto allo spazio rotante centrale è minore del suo raggio
attuale
Rua = 4,4175 ⋅ 10⁹
al .
Purtroppo altro non riusciamo a dire sull'intero universo perchè non faremmo più scienza, ma illazioni e pseudoscienza.
11
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------