Art.9-- definizione precisa e inequivocabile di particella elementare, interpretazione e calcolo teorico della radiazione cosmica di fondo -- Antonio Dirita

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La materia osservabile presente nell'universo può essere di due tipi : "la materia ordinaria", formata da atomi
di idrogeno aggregati in elementi, che si presentano in perfetto equilibrio, e " le particelle elementari " delle
quali il significato e l'origine sono piuttosto incerti.

Il significato di particella elementare, senza ulteriori indagini, dalle teorie correnti viene preso
dal
linguaggio comune e vuol dire non ulteriormente divisibile.

E' chiaro che il termine indivisibile può assumere un significato preciso
solo se viene indicato lo strumento o l'energia 
utilizzati per la
divisione.
Questo però non viene fatto e si assiste così ad una impressionante proliferazione di 
particelle tutte elementari le cui
caratteristiche vengono raggruppate  in un modello costruito ad hoc  che viene arricchito di " pseudo
particelle elementari "
 
man mano che aumenta l'energia d'interazione.
Una semplice osservazione che possiamo fare è la seguente.

Se le particelle sono tutte elementari, per definizione non possono essere derivate una dall'altra
attraverso un processo
evolutivo, ma debbono essere state originate simultaneamente
durante il processo esplosivo indicato
come big bang.

Se osserviamo oggi l'universo, in qualsiasi direzione e a qualsiasi distanza, fino a 10²³Km , vediamo che esso risulta
formato praticamente solo da
idrogeno, fatto solo di elettroni e protoni in eguale misura. ( vedremo che anche i nuclei
atomici sono stati sintetizzati da atomi di idrogeno ) .
Tralasciando per il momento il protone, che è una particella elementare di confine, la domanda che ci poniamo è :
Per quale ragione l'elettrone è l'unica particella elementare giunta a noi con tanta diffusione, mentre delle altre non
esiste praticamente traccia?

Naturalmente le domande sono anche molte altre, ma dobbiamo tralasciarle.
L'idea che la teoria degli spazi rotanti propone è molto semplice.

La materia nasce come aggregazione di "spazio fisico puro"  Art.0
introduzione alla fisica universale ) , ossia di " elementi spaziali " aventi dimensioni tendenti allo zero.
La velocità di rotazione della falda di confine di un aggregato, quella che lo separa dallo spazio circostante, diminuisce
con l'aumentare delle dimensioni e quando questa velocità diventa minore della velocità di propagazione del segnale,
che noi utilizziamo per l'osservazione, il nuovo aggregato diventa visibile, non fisicamente, ma solo attraverso l'azione
del suo spazio rotante.
Se gli osservatori siamo noi, il mezzo d'indagine più veloce e penetrante che possiamo utilizzare sono le onde elettromagnetiche,
che si spostano con la velocità della luce e dunque questo sarà il nostro limite di osservazione.

La condizione di indivisibilità si verifica se la materia da osservare è confinata
entro il raggio della prima orbita dello spazio rotante  che possiamo raggiungere con i nostri
mezzi d'indagine.

Essendo la luce il mezzo d'osservazione più veloce disponibile, dall'equazione fondamentale degli spazi rotanti    

                                                  V²⋅ R = K²
vediamo che, con  V = Cl = velocità della luce, l'orbita di raggio minimo raggiungibile risulta :

Da questa orbita nessun segnale può uscire in quanto è richiesta una " velocità di fuga " maggiore di quella
della luce e nessuno può entrare
per la stessa ragione.
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Le semplice osservazione che possiamo fare è la seguente.
Essendo lo spazio fisico isotropo ed omogeneo, il processo di aggregazione proposto dalla teoria degli spazi rotanti
si verifica identicamente in tutte le direzioni ed in qualsiasi punto.
Dato che l'unica particella elementare che presenta oggi queste caratteristiche di diffusione è l'elettrone,
dobbiamo pensare che esso coincida con il primo aggregato spaziale osservabile ( da noi ) e dunque la prima forma
di materia visibile
che la normale evoluzione dello spazio ha generato.

L'elettrone così diffuso, continuando nel regolare processo di aggregazione, naturalmente non nelle condizioni attuali,
ad un certo punto ha generato un altro aggregato, che in seguito è stato denominato "protone", il quale non potrà
ovviamente essere considerato una particella elementare, in quanto " è formato da più elettroni " con eventuali altri
aggregati spaziali intermedi.

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Essendo, per quanto detto, la velocità della luce il limite di separazione della materia visibile da quella invisibile, l'ultimo
aggregato formato dagli elettroni, ossia il protone avrà un comportamento molto vicino a quello della particella
elementare,
per cui viene trattato come "particella elementare di confine".
Questo aggregato ha una particolarissima caratteristica :
genera uno spazio rotante capace di trattenere in orbita l'elettrone, verificando perfettamente
il bilancio del momento angolare.

LEGANDOSI, FORMA QUINDI CON ESSO UN SISTEMA ASSOLUTAMENTE INCAPACE DI ULTERIORI
AGGREGAZIONI " 
( diciamo neutro ).

Il protone, unendosi all'elettrone, " interrompe dunque bruscamente il
processo di aggregazione " 
e l'evoluzione dell'universo subisce un radicale cambiamento del
metodo di aggregazione.
La situazione che si è così creata è analoga a quella che si verifica quando, durante una reazione chimica, si forma un
composto insolubile ed inerte, che si separa favorendo la reazione fino al completo esaurimento dei
reagenti.
Con questo meccanismo, alla fine del processo automaticamente l'universo si è trovato
con un numero di elettroni esattamente uguale a quello dei protoni ",
legati in atomi di idrogeno
diffusi in tutto lo spazio fisico.
Questa situazione non può essere giustificata con la teoria del big bang, che prevede un processo esplosivo, che si
evolve seguendo leggi statistiche.

Abbiamo visto che un aggregato spaziale può essere rilevato solo attraverso l'azione dello spazio rotante da esso generato.
Dire quindi che l'aggregato è elementare, significa che lo spazio rotante generato non può essere variato utilizzando
i mezzi disponibili.

Per avere lo spazio rotante immutabile, i mezzi d'indagine non devono poter raggiungere la materia centrale generatrice.

Si definisce dunque "particella elementare"
qualsiasi 
quantità di materia compressa entro
il raggio
                                                                               r = K² / Cl²

Per esempio, per il protone vedremo in seguito che risulta                 r1p = 2.81794092⋅10⁻¹⁵ m

con un rapporto rispetto all'orbita fondamentale (sfera planetaria) pari a :

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Questo rapporto si mantiene costante per tutte le particelle elementari che lo precedono nel processo di
aggregazione e " rappresenta 
anche il rapporto tra l'energia di massa e l'energia di legame di
una 
particella in moto sull'orbita fondamentale di un sistema equilibrato " (vedremo in seguito
tutto il discorso con maggior dettaglio ) ed è indicato come  " costante di struttura fine "
Nell'atomo di idrogeno la particella satellite è l'elettrone che presenta quindi un'energia di legame :      
Questo valore rappresenta l'energia che viene liberata dalla sintesi dell'atomo di idrogeno, come perturbazione
impulsiva dello spazio ( fotone ), associata alla massa :

Andando a ritroso nel processo di evoluzione dell'universo primordiale, possiamo immaginare la sequenza finale
schematizzata in figura.

La particella/ onda (perturbazione dello spazio) che viene emessa ad ogni aggregazione ha un rapporto costante tra
l'energia di massa e quella di legame, che vale appunto    2⋅pns².
La fase prima della sintesi dell'idrogeno, quella che ha portato alla sintesi dell'elettrone libero, attraverso l'unione di
"e∗ "con un fotone, ha liberato il fotino, come onda/particella avente energia di massa uguale all'energia
di 
legame tra il fotone e la particella e, che vale :


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La temperatura corrispondente a tale radiazione risulta :

e quindi :                                                              Tfi = 2,80255433 °K

che coincide praticamente con il valore della radiazione di fondo che viene
rilevata dall'osservazione astronomica in tutti i punti dell'universo con un
valore approssimativamente costante .

La radiazione emessa dal livello ancora precedente corrisponde a un valore di energia :

e temperatura  equivalente :      
valore assolutamente non rilevabile con i nostri strumenti.
Secondo questa ricostruzione si può affermare che :
la radiazione di fondo altro non è che il mare di fotini liberati
durante la 
sintesi finale dell'elettrone libero che, a sua volta,
ha liberato un mare 
di fotoni di energia uguale a 13.606 eV
durante la sintesi dell'idrogeno.


A questo punto osserviamo che l'energia e la massa associate al mare di fotoni presenti nello spazio sono osservabili
direttamente e quindi sono parte dell'universo osservabile.
L'energia e la massa associata al mare di fotini non sono rilevabili con i nostri mezzi e quindi fanno
parte dell'universo non visibile e, per 
questo indicati come "energia oscura" e "materia oscura".
E' da tenere presente però che la loro distribuzione "praticamente uniforme" in tutto lo spazio
produce effetti equivalenti in tutte le direzioni.

Il uno spazio fisico di raggio infinito su ciascun punto si avrebbe risultante nulla. Nello spazio di dimensioni finite si
manifesta un'azione di generale compressione verso il centro, che si identifica con la nota azione gravitazionale.
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 Art.9-- definizione precisa e inequivocabile di particella elementare, interpretazione e calcolo teorico della radiazione cosmica di fondo -- Antonio Dirita

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