Art.0 -- introduzione alla fisica universale e alla teoria del tutto -- Antonio Dirita

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-- introduzione alla fisica universale
Questa ricerca trae spunto dalla convinzione che l'universo non debba essere intrinsecamente
complesso,
ma che 
possa diventarlo più o meno in rapporto alla complessità delle espressioni matematiche che vengono
utilizzate per 
descriverlo.
Risulta alquanto difficile immaginare una particella primordiale, di dimensioni infinitesime, che, aggregandosi per
realizzare l'universo che ci circonda, possa avere la capacità di " ideare " principi e meccanismi tanto complessi da dover
richiedere, per essere descritti, tutta la " sofisticata " analisi matematica di cui disponiamo.

Una particella molto semplice, avente dimensioni infinitesime, priva di una struttura interna, non potrà che
presentare 
proprietà semplici.
quindi altrettanto semplici dovranno essere le relazioni che vengono richieste per descrivere il suo 
comportamento.
Penso, piuttosto, che alla base dell'universo debba esistere un solo principio elementare che, quando viene
applicato 
ripetutamente, riesce a dare origine a tutta la apparente complessità che lo caratterizza.

Scopo di questo lavoro è la ricerca di poche e semplici espressioni capaci di descrivere tutta l'organizzazione
della 
materia presente nel cosmo, dalle particelle elementari agli ammassi galattici, senza alcuna ipotesi
restrittiva circa il
livello di aggregazione.

Come tutti coloro che si dedicano allo studio di questo problema, ho iniziato questa ricerca con l'intendo di cercare
un'espressione capace di descrivere l'unica forza ritenuta attiva nell'universo primordiale e non più presente in quello
attuale, nel quale tutte le forze agenti si manifestano come componenti di diversa natura.
Ho lavorato per molti anni, utilizzando tutti gli strumenti matematici che avevo a disposizione, senza alcun risultato degno
di nota.
Tutto deponeva a favore della divisione in diversi tipi delle forze della natura come realtà fisica e sembrava
assolutamente impossibile poterle descrivere 
utilizzando una sola espressione, anche se complessa.

Se ci accingiamo ad elaborare una " teoria del tutto ", siamo però costretti, inevitabilmente, a riflessioni
che hanno 
carattere più filosofico  che scientifico, le quali sono spesso addirittura banali ed apparentemente fuori dal contesto
degli argomenti che vengono trattati.
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Mi sono reso conto, ad un certo punto, che la soluzione del problema poteva arrivare proprio dalle risposte a queste
semplici domande e non aveva alcun senso continuare ad elaborare complesse relazioni tra grandezze fisiche di cui non
si conosce
a fondo il significato come, per esempio, materia, massa, forza, gravità, inerzia, carica elettrica, universo,
tempo, spazio, ecc..

Prima di abbandonare l'impresa, mi sono quindi posto molte domande sul significato e sulla natura del tempo e dello spazio,
cercando di dare un senso all'esistenza dell'universo.

Proprio attraverso questi tentativi sono arrivato alla conclusione che la forza unica, che reggeva l'universo primordiale, può non
essersi divisa e dunque essa può essere ancora attiva nell'universo attuale.

L'apparente divisione della forza primordiale nelle sue
diverse componenti può
dunque avere origine dalle nostre
stesse teorie.

In questi termini, il problema da risolvere risulta completamente differente.
Si tratta di scoprire quali sono le ipotesi teoriche che danno origine alla forza divisa nelle componenti che conosciamo
in un universo nel quale, per ipotesi, deve essere verificata una teoria del tutto, ossia :
una teoria nella quale  le leggi fisiche  debbono essere soddisfatte dalla
materia organizzata, in qualsiasi configurazione ed indipendentemente dal
suo livello di aggregazione.

La nuova teoria dovrà dunque essere impostata  eliminando  da quelle attualmente note "tutte
le ipotesi restrittive"
che limitano la loro 
validità a particolari circostanze.

Secondo Questa impostazione, dalle teorie note, si hanno dei grandi esclusi, primi fra tutti, la
carica elettrica e 
la meccanica quantistica,
che si applicano esclusivamente al microcosmo.
Le applicazioni di queste due importanti ipotesi 
sono tali e tante da rendere però assolutamente improponibile una loro
esclusione.

Per poter essere inserite in una teoria del tutto, esse, invece di essere escluse, si debbono poter applicare a
tutta la materia organizzata, dal
singolo punto dello spazio fisico all'intero universo.

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Per togliere qualche elemento di confusione, definiamo spazio geometrico quello illimitato, descritto
teoricamente
nella maniera più semplice, con le tre dimensioni.
Esso rappresenta un concetto astratto e, come tale, non
può essere sede di trasformazioni reali o fenomeni fisici.

Si definisce invece spazio fisico quello nel quale si realizzano tutti i processi naturali. Nella nostra teoria,
l’universo si 
sviluppa quindi tutto e solo nello spazio fisico e quindi si identifica con esso.
Solo nello spazio fisico potranno dunque assumere un significato  inequivocabile le grandezze che vengono
utilizzate per descrivere le  
trasformazioni che si verificano nell’universo.

Esiste quindi una notevole differenza tra spazio geometrico e spazio fisico e lo studio di una trasformazione fisica nello spazio
geometrico, assolutamente incapace di trasmettere qualsiasi azione, non corrisponde a nessuna realtà fisica,

nemmeno in prima approssimazione.
Lo studio di qualsiasi processo assume significato solo se
viene condotto in uno spazio reale,
 attivo, capace di 
trasmettere energia.
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